Tanto a me non succede niente. Tanto io non lo prendo. Quante volte lo avremo detto? Quante volte abbiamo pensato che questo ...

Tanto a me non succede niente.

Tanto io non lo prendo.

Quante volte lo avremo detto?

Quante volte abbiamo pensato che questo virus potesse colpire chiunque tranne noi o un nostro caro?

Poi inizi a sapere di un amico di un tuo amico, poi un conoscente e poi possibilmente capita che ad essere colpita sia una persona ancora più stretta.

Vedere ammalarsi mio cugino, poi mio zio, per continuare con mio padre, mia madre e, infine, mia sorella è stato come vivere un incubo.

Poter salutare i tuoi cari dal cortile di casa, affacciati al massimo da un balcone, senza poterli neanche abbracciare è stato straziante.

È trascorso più di un mese in cui ho provato a tenermi tutto dentro, un mese in cui ho continuato a vivere e a lavorare in questa fase emergenziale, tra tamponi, bombole d’ossigeno, ambulanze, ricoveri e tutte le ansie del caso.

In molti, me compreso, agli inizi abbiamo sottovalutato quella che sarebbe diventata una pandemia senza precedenti.

Oggi, finalmente, mio padre torna a casa dopo due settimane di ricovero.

Si è ammalato per assolvere al suo dovere di medico, anche se in pensione.

Ringraziando Dio in famiglia tiriamo un sospiro di sollievo e aspettiamo l’ultimo tampone per mia sorella e mia madre, ma il peggio sembra essere passato.

La strada per sconfiggere questo virus è ancora lunga, stiamo vivendo quello che i nostri figli troveranno sui libri di storia.

Cerchiamo di stare attenti e di avere buon senso, nel rispetto nostro e degli altri: solo così potremo farcela.

Ringrazio tutte le persone che in questo mese sono state vicine a me e la mia famiglia in qualsiasi modo.
Un ringraziamento speciale, inoltre, va a tutto il personale medico e paramedico di tutta Italia che sta mostrando una forza straordinaria in questa dura emergenza che stiamo affrontando.